Ubuntu “debugga” Windows: e adesso?

Nel 2004, il principale “bug” del sistema operativo Ubuntu, il “Bug #1”, era “Windows ha una quota di maggioranza nel mercato dei sistemi operativi”. Ebbene, secondo il creatore di Ubuntu questo bug è stato finalmente risolto, dato che ora Linux deterrebbe la maggioranza sui sistemi operativi. Vediamo se è successo, come e cosa potrebbe succedere al mercato dell’informatica.

Ubuntu nasce nel 2004 come l’ennesima distribuzione del sistema operativo Linux, ma si è subito fatta notare per la facilità di uso, l’interfaccia accattivante e altre caratteristiche che lo rendevano molto più amichevole per l’utente rispetto a tante altre distribuzioni Linux, un sistema amato più dagli “smanettoni” che dagli utenti semplici. Dopo la sua pubblicazione, il creatore della distribuzione, Mark Shuttleworth, affermò che questa distribuzione aveva un bug molto grave: il fatto che Microsoft Windows fosse il sistema operativo più diffuso del mondo, togliendo visibilità a tante valide alternative. Questa affermazione era in realtà una critica piuttosto caustica allo strapotere commerciale della casa di Redmond, che un reale problema tecnico, ma lo stesso Shuttleworth ha affermato qualche mese fa che il bug è stato risolto, grazie all’enorme diffusione raggiunta dal sistemi “liberi” basati sulla tecnologia Linux. Cosa è successo nel dettaglio?

Anzitutto, una breve premessa: Linux, inventato da Linus Torvalds nel 1991 e rappresentato, in qualità di mascotte, da un pinguino di nome Tux, è un sistema “open source” libero con licenza GPL, in parole povere il codice sorgente di questo sistema è liberamente leggibile, modificabile, ricompilabile e ripubblicabile da chiunque, purché il codice modificato sia a sua volta libero e le copie modificate soddisfino i termini della licenza. Grazie a questo sono apparse in rete decine di versioni di Linux, basate tutte sugli stessi componenti di base, come il kernel (che gestisce lo scambio di dati tra le periferiche, la CPU e la memoria RAM del computer) e il sistema di gestione dell’interfaccia grafica. Tecnicamente note come “fork” (letteralmente “forchetta”, intesa come diramazione “da uno a molti”), queste versioni di Linux si trovano dove meno le si aspetti, ad esempio i lettori di eBook Amazon Kindle sono dotate della loro “fork” di Linux. Ma la versione di Linux più nota è sicuramente Android, il sistema operativo per smartphone prodotto da Google che ha letteralmente sbaragliato la concorrenza nel campo dell’informatica mobile, e questo la Microsoft l’ha già scoperto. In definitiva, è successo che Linux si è diffuso in molti apparecchi informatici non come un solo sistema operativo, ma mediante tante sue versioni ognuna più adatta a un certo tipo di apparecchio.

Quindi, grazie alle particolari proprietà tecniche e legali dei sistemi Linux si può affermare che i sistemi del pinguino possono sbaragliare una volta per tutte il dominio Microsoft sui sistemi operativi, se non l’hanno già fatto. I sostenitori del software libero possono esultare alla grande anche perché questa è una perfetta storia di iniziativa “dal basso”, non portata avanti da una corporazione a suon di operazioni di marketing, ma grazie a tutte quelle persone che hanno contribuito alla diffusione del software libero in ogni modo: creando nuove versioni, migliorando le esistenti, creando software apposito e ovviamente anche solo usando questo software, preferendolo a Windows.

Ma in questo quale contributo ha dato Ubuntu? Per la verità non molto grande, come ammesso anche da Shuttleworth. Infatti il grosso dell’impresa è attribuibile proprio ad Android. Ma soprattutto un’altra domanda da porsi è: cosa succederà al futuro mondo dei computer? Tendenzialmente, Linux diventerà il nuovo sistema operativo principale del mercato del’informatica, un’invasione partita tra l’altro dal mondo mobile che ha già conquistato, quindi già con metà della fatta (e i più maligni penseranno che sia uno scenario orwelliano in cui si passa da un soggetto dominante ad un altro, come nella “Fattoria degli Animali”). I vari programmatori o team “indipendenti” che si dedicano al sistema del pinguino otterranno forse una maggiore importanza a livello mondiale, dato che bisognerà riadattare molti programmi che non avevano una versione per Linux al nuovo sistema. Inoltre si potrà garantire una maggiore interoperabilità tra computer e dispositivi mobili, visto che i sistemi operativi saranno essenzialmente gli stessi.

C’è però una domanda da porsi: la grande diffusione dei sistemi open source non potrebbe permettere ad alcune distribuzioni di separarsi dal progetto originale di Linux e diventare così sistemi a se stanti? Non si creerebbe così una situazione simile a quella degli anni 80, con un marasma di sistemi operativi totalmente incompatibili tra loro? Il rischio c’è, ma un modo per evitarlo è standardizzare almeno alcuni elementi dei sistemi operativi. Si potrebbe creare un’organismo internazionale simile al W3C che stabilisca le regole di standardizzazione di tali elementi, ad esempio la struttura dei file e dei programmi a livello binario, l’organizzazione dei file nel disco, e così via. Inoltre si potrebbe usare l’XML per definire l’interfaccia grafica.

In ogni caso, questo è un altro passo verso una maggiore possibilità di scelta di un sistema operativo rispetto ad un’altro, con tutto quello che la cosa comporta anche in termini di lavoro di programmazione. Naturalmente Microsoft e gli altri concorrenti non staranno a guardare e reagiranno all’egemonia di Linux, pertanto può darsi che in futuro ne vedremo delle belle.

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